All’ITI Vittorio Emanuele III la presentazione dei bozzetti del murale dedicato a Pio la Torre

Palermo – Lo realizzerà Igor Scalisi Palminteri. Per Vito Lo Monaco, presidente emerito del “Centro Pio La Torre” “un omaggio dovuto a chi è stato il costruttore di una repubblica democratica antifascista”.

Sarà inaugurato il 29 aprile, alla vigilia dell’anniversario dell’assassinio di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo, il murale che Igor Scalisi Palminteri realizzerà dopo che gli studenti avranno scelto uno dei tre bozzetti presentati durante un’iniziativa pubblica alla presenza anche del figlio di Pio La Torre, Franco.

«La mafia è il braccio di una parte della classe dirigente. L’esplorazione della rete di relazioni tra mafia, affari, politica e corruzione – afferma Vito Lo Monaco, presidente emerito del Centro Studi Pio La Torre, tra i promotori di questa iniziativa – è il motivo dell’impegno antimafia di Pio e di quei magistrati che hanno peso la vita in questa battaglia. Non dobbiamo dimenticare che l’organizzazione criminale, senza protezione politica, non è mafia e su questo terreno chi ha tentato di esplorare questo rapporto, queste relazioni non ce l’ha fatta. Parlo di tanti magistrati, poliziotti, giornalisti».

«Il nostro percorso con il “Progetto educativo antimafia” che si è appena concluso, – sottolinea Loredana Introini, presidente del Centro Pio La Torre, dispiaciuta di non avere potuto essere presente all’evento –  lo testimonia con le 115 scuole e alcune case circondariali del Paese che ci hanno seguito e con le quali abbiamo interagito, creando dibattito, riflessioni e risvegliando coscienze. Questa è un’altra tappa di questo nostro impegno che ci vede presenti e attenti a mettere in pratica la legalità nel segno della memoria».

Una scuola, l’Iti Vittorio Emanuele III in cui si è formato Pio La Torre, ma non solo

«Hanno frequentato anche alcuni di quei poliziotti la cui vita hanno messo al servizio della comunità tutta – conclude Lo Monaco -. Intitolare questa scuola a Pio e Rosario è il segnale che la scuola si fa concretamente luogo in cui la formazione diventa impegno antimafia. Cambiare il suo nome non è solo ribadire che non si può ricordare un regnante che ha sostenuto il fascismo e le leggi razziali, ma è un segnale di condivisione dei valori si chi ha creduto nella giustizia e nella democrazia.  L’emozione più grande di oggi è stata accorgersi e toccare con mano l’emozione di un passaggio importante, come di testimone, capace di rompere con un passato buio nel quale nessuno può più rivedersi e rispecchiarsi».

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