A plus A Gallery – Double Take

Venezia – Double Take – A plus A Gallery a cura di School for Curatorial Studies Venice – Fino al 15 luglio.

«In concomitanza con la preview della 60. Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, A plus A Gallery ha il piacere di annunciare l’apertura della mostra “Double Take” a cura degli studenti di School for Curatorial Studies Venice, che nel 2024 festeggia i vent’anni di attività.

Nello slang inglese, con il termine ‘Double Take’ ci si riferisce all’azione di guardare una seconda volta ciò che a un primo sguardo era sfuggito, così da poter notare qualcosa di insolito, che altrimenti sarebbe passato inosservato. “Double Take” è un invito a riguardare, a prestare maggiore attenzione ai contenuti che si celano dietro alle opere, a coglierne i significati più impliciti. È un’indicazione a vedere oltre l’immediatezza del mero contenuto visivo, ad assumere una postura critica, a muoversi lungo i confini di una realtà sempre più iperconnessa e dematerializzata.

La soglia di attenzione media si è abbassata. Deep-scrolling, bombing pubblicitario e propaganda subliminale online stanno progressivamente modificando tempi e modalità di consumo dei contenuti, che vengono ingeriti senza assimilazione. Nella cosiddetta epoca dell’iper-informazione, la sovraesposizione informativa sta generando un fenomeno di distrazione di massa.

È ciò che Shoshana Zuboff definisce come ‘capitalismo della sorveglianza’, riferendosi alla matrice di controllo della diffusione incontrollata di informazioni, nuova forma di capitale sfruttabile. Nel panottico digitale del nuovo millennio, fondato non tanto su limitazioni esplicite quanto sull’automonitoraggio dell’individuo in rete, si va intessendo una rete di controllo sempre più fitta, di cui anche l’arte subisce le ripercussioni: assoggettata all’imperativo del ‘politically correct’, la produzione artistica subisce una perdita di contenuti. Gli artisti si autocensurano o cercano nuove modalità e forme di espressione artistica.

A partire da queste riflessioni, la galleria si converte in un ufficio di sorveglianza ipotetico, in cui le opere sfidano il limite di ciò che è consentito dire, muovendosi tra l’ambiguità e la doppiezza, nel tentativo di aggirare immaginari dispositivi di controllo. In mostra, opere che tramite codici e rimandi visivi riflettono sull’impossibilità di una comunicazione esplicita e rendono necessario un secondo sguardo per essere comprese, ossia richiamano a un double take.

A integrazione delle opere è possibile visionare una sala di ricerca con articoli di giornale, manifesti, video, cataloghi e documenti storici, fra cui le fotografie originali delle proteste del 1968 di Graziano Arici, che raccontano casi emblematici di censura che hanno interessato la storia della Biennale. A partire dalla prima Biennale del 1895, Giacomo Grosso fu al centro di un ampio dibattito pubblico mentre nel 1968 l’autocensura fu usata dagli artisti come gesto di protesta. Atti di censura vera e propria sono stati applicati nel caso di Gino De Dominicis nel 1972 e per il padiglione dell’Islanda di Christoph Büchel nel 2015.

Tramite un’operazione di contravvenzione immaginata, si intende così rivendicare l’indipendenza del linguaggio visivo e indicare nell’arte una possibile forma di resistenza, una postura contraria al conformismo odierno.

Artisti: Paolo Cirio, Jesse Darling, Simon Denny, Kasia Fudakowski, Enej Gala, Monilola Olayemi Ilupeju, Eva & Franco Mattes, Ahmet Öğüt, Barbara Prenka».

A plus A Gallery, San Marco 3073, Venezia

Info:

Double Take

A plus A Gallery, San Marco 3073 Venezia 30124

a cura di School for Curatorial Studies Venice

Dal 16 aprile al 15 luglio

ingresso gratuito

Orari di apertura: dal martedì al sabato 11.00 – 18.00 e su appuntamento.

Info:

www.aplusa.it

info@aplusa.it

Ph.

Venezia contestazione del ’68 contro la Biennale d’Arte occupazione dell’Università di Ca’ Foscari © 1968 graziano arici astga © graziano ariciTitolo.

Double Take, exhibition view, A plus A Gallery, School for Curatorial Studies Venice, 2024.

Giuseppe Longo

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