Giuseppe Patiri: Esempio elevato d’amor patrio e ‘secura’ signorilità termitana

Palermo – Abbiamo chiesto al Vilma Scaffidi, pronipote del poligrafo termitano Giuseppe Patiri, discendente da illustre famiglia originaria di Motta d’Affermo (oggi nell’area metropolitana di Messina), di fornirci alcuni ragguagli sulla figura dell’avo e sulla casata. Ciò per mettere in risalto le benemerenze familiari della stirpe aristocratica dei Patiri, di cui fu degno discendente il nostro Giuseppe che, con grande passione, contribuì ad illustrare la storia della cittadina imerese, con contributi spesso originali e con ipotesi di lavoro anche di una certa arditezza che ne illustrano il genio.

Un ruolo di primo piano ebbe il nostro studioso nel campo delle tradizioni popolari siciliane, fornendo informazioni, colte dalla viva voce del popolo termitano, al grande Giuseppe Pitré, che lo considerò a buon diritto il suo referente locale nella ricerca etno-antropologica. Un ruolo notevole ebbe, inoltre, negli albori e sviluppo della primigenia “Società del Carnevale”, della quale si ha contezza sin dagli anni ‘70 dell’Ottocento.

Fu veramente un grande “amatore” della sua città natia, per la quale si prodigò affinché divenisse un centro turistico di primaria importanza, grazie alle indiscusse bellezze paesaggistiche, ambientali ed al glorioso passato quale erede dell’antica Himera.

Il Patiri, contribuì a retrodatare le origini di Termini, scoprendone la preistoria e la protostoria, ampliando enormemente la conoscenza del passato di questo territorio così strategico per la sua posizione naturale, quale sbocco del fertile entroterra.

Purtroppo, questa figura così adamantina, è stata oggetto da parte di sedicenti “studiosi”, di tentativi maldestri di screditarla, dando credito a varie illazioni.

Tali affermazioni, non essendo supportate da alcun riscontro documentale, appaiono del tutto prive di fondamento, trattandosi di gossip di bassa lega. Indubbiamente, il nostro studioso era e continua ad essere una figura “scomoda”, nel suo sincero e disinteressato anelito di rivalutazione della propria patria nel panorama socio-culturale della Sicilia. Anelito che, a distanza di oltre un secolo, appare ancora un miraggio.

A nostro avviso, gli “oppositori” e “detrattori”, nei riguardi della vocazione turistica di Termini Imerese, hanno visto e continuano a vedere in Patiri una figura “romantica”, di studioso strettamente “locale”, da ricordare con una certa ironia o addirittura da riporre nel dimenticatoio o, peggio ancora, da screditare totalmente.

Invece, le notizie che ci fornisce la dott.ssa Scaffidi, relative al suo illustre antenato ed al suo casato, ribaltano totalmente ed inconfutabilmente tutti i luoghi comuni e le chiacchiere di osteria di infimo ordine.

Il nostro Patiri, indubbiamente, ebbe anche un animo sinceramente goliardico, come si evince dal programma del Carnevale di Termini Imerese del 1876, che appare venato di una ironia finissima e, per certi versi, malinconica, sulla scia dell’analoga tradizione folcloristica palermitana, quest’ultima punto di riferimento per l’epoca e vera antesignana di quella imerese.

Lascio quindi la parola alla dott.ssa Scaffidi, ringranziandola per la squisita gentilezza e disponibilità:

Giuseppe Patiri (1846-1917) paletnologo, etnologo e studioso di storia locale, nacque a Termini Imerese, figlio di Don Rocco Patiri e Donna Mattea, dei baroni De Luca, appartenne a un’agiata famiglia patrizia cittadina, le cui origini sono molto antiche ed alcune tracce si trovano:

– Nell’Ennese, nel comune di Castrogiovanni, Signorello De Patiri dottore in legge

⁃ Francesco Patiri, sacerdote della Repentine (Enna) 18mo secolo

– Gian Melchiorre Patiri, giurato e nobile (Siracusa)

– Giuseppe Matteo Patiri, cavaliere gerosolimitano

– Giacinto Patiri Governatore di Motta d’Affermo (17mo secolo)

– Sua eccellenza Don Rocco Nicoló Patiri, nobile e letterario proprietario terriero, Motta D’affermo, 18mo secolo (Messina).

Don Carlo Patiri, che per regio decreto del principe di Valdina e Duca di Giampilieri, fu nominato Protonotaro nel 1746, e Proconservatore nel 1757.

Questi sono solo alcuni dei personaggi che fecero parte di questa antica famiglia.

Giuseppe Patiri aveva due fratelli minori, Francesco e Rosina, il primo sposò Donna Domenica Guccione, la cui nobile famiglia ha origini toscane, ma si trasferì in Alia all’inizio del XVII secolo, dove ancora oggi è presente palazzo Guccione, di gusto eclettico, realizzato nel secolo XIX secolo, mentre Rosina sposò Don Matteo Geraci.

Giuseppe era molto legato alla famiglia, compì i primi studi a Termini Imerese, dove frequentò il Liceo. Già da adolescente inizia a manifestare interesse per la preistoria, e tutto ciò che gravita attorno ad essa; inizia presto a scrivere poesie, sonetti, satire, ed a 21 anni il primo romanzo, Pieruccio Gioeni. Frequenta i salotti letterari milanesi e fiorentini, dove ha modo di confrontarsi con personaggi illustri dell’epoca, infatti conobbe Alessandro Manzoni ad esempio, che gli omaggiò una sua foto autografata, ed anche Dora d’Istria (pseudonimo della duchessa Helena Koltsova-Massalskaya, nata Elena Ghika) poetessa e scrittrice esponente del romanticismo e antesignana del femminismo, considerata la Mary Shelley dell’Europa Orientale, con la quale mantenne contatti epistolari nel tempo, ed Alexandre Dumas (padre) maestro del romanzo storico e del teatro romantico.

Lui, Giuseppe Patiri, uomo colto, dal carattere solo apparentemente mite, ostentava sicurezza e spigliatezza proprio in quei salotti letterari che amava tanto, parlava fluentemente il francese, ed altrettanto fluidamente lo usava nella corrispondenza epistolare con amici, ma soprattutto con la madre, ed i nipoti. Trascorre la sua vita tra Termini Imerese, ed Alia, dove si trovavano i possedimenti terrieri di famiglia, ma amava anche viaggiare, da Napoli a Roma, Firenze e Milano, ma anche Montecarlo, dove soleva trascorrere serate con amici, al casinò.

Era abile nell’intaglio, e nelle miniature, ma anche un ottimo disegnatore e ritrattista. A Termini Imerese rivestì per un certo periodo, ruolo di certa importanza e rilievo, ma, come lui stesso scrisse all’allora sindaco, per rifiutare una nomina nel 1884: “mi mancherebbe da una parte il tempo, e dall’altra parte, lo confesso, un pochino anche la buona volontà, sfruttata e fiaccata purtroppo dalle persone fallite”.

Fu amico e referente di Giuseppe Pitré, del dr Salomone Marino, del Cardinale monsignor Ciantro Gioacchino di Marzo, del cavaliere Aristide Battaglia, del sacerdote Gregorio Ugudulena, del monsignor Isidoro Carini, del prof. Francesco Guardione, del cavaliere Agostino La Nasa, del cavalier Gaetano Valguarnera, e tanti altri; aveva rapporti con la Famiglia Florio, e fu molto legato alle famiglie Bordonaro e Castelli principi di Torremuzza, che, guarda caso, nel 18.mo secolo detenevano il marchesato di Motta d’Affermo, dove, come detto prima, il nonno di Giuseppe Patiri, Don Rocco Nicoló Patiri, era Protonotaro e proconservatore, e dove prima ancora di questi, Giacinto Patiri, Governatore di Motta d’Affermo”.

Giuseppe Longo

Bibliografia e sitografia

Luigi Ricotta, Aspetti del folklore di Termini Imerese, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Lettere, Relatore prof. Giuseppe Cocchiara, A.A. 1956-57, Tesi di Laurea inedita, 268 p.

Vittorio Gleijeses, Piccola storia del Carnevale, Alberto Marotta Editore, 187 p. 1971.

Giuseppe Navarra, Termini com’era GASM, 352 pp. 2000.

Giuseppe Longo 2018, Il binomio Palermo-Termini, tra porte civiche, manifestazioni carnascialesche e “gustose” leggende metropolitane, Cefalunews, 22 dicembre.

Giuseppe Longo 2019, La rivincita della “vera” storia del Carnevale Termitano, Cefalunews, 19 gennaio.

Giuseppe Longo 2019, Riflessioni sulla festa carnascialesca di Termini Imerese l’erede indiscussa dell’antico Carnevale di Palermo, Cefalunews, 4 febbraio.

Giuseppe Longo, Il centesimo anniversario della morte di Giuseppe Patiri (1917-2017), Sicil-Post Magazine – Rivista della Associazione Nazionale di Storia Postale Siciliana (A.S.P.S.) Anno XX – n. 40 -Dicembre 2019 p. 9.

Giuseppe Longo 2020, Il francobollo dedicato al Carnevale di Termini Imerese e Giuseppe Patiri totalmente dimenticato, Cefalunews, 22 agosto.

Giuseppe Longo 2022, I quattro giovedì che precedono il Carnevale: ovvero i quattro “joviri” nel racconto di Giuseppe Pitrè, Cefalunews, 12 gennaio.

Giuseppe Longo 2022, Il Carnevale di Palermo del 1774 e le reminiscenze carnascialesche cittadine del 1931, Cefalunews, 12 febbraio.

Giuseppe Longo 2022, Palermo 1931. I Nanni di Carnevale arrivano ai Quattro Canti, Cefalùnews, 16 febbraio.

Giuseppe Longo 2022, La Società del Carnevale di Palermo e il gran pranzo di beneficenza al Politeama Municipale, Cefalunews, il 19 Febbraio 2022.

Ph.

Termini Imerese (PA), Teatro “Eden” inizi Novecento.

Giuseppe Patiri.

Termini Imerese (PA) inizi “Novecento”.

Giuseppe Longo

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